APPALTI MILIONARI PER UNA SECURITY COLABRODO

La strage avvenuta presso il TRIBUNALE di MILANO apre molti interrogativi a proposito delle falle che possono esserci state nelle modalità operative degli addetti ai lavori. Ognuno – adesso –  cerca la “sua” verità. Sindacati e associazioni si spendono per cercare responsabilità “altrove”. Resta un problema di fondo: la security italiana – nel suo complesso – è immatura e inadeguata ed è inficiata da retroscena oscuri caratterizzati da favoritismi vergognosi nelle gare di appalto.

Partiamo dall’alto. Dietro ogni azienda che propone e vende servizi di sicurezza dovrebbe esserci un “security manager” che coincide o meno con l’imprenditore/titolare. Egli ha un profilo professionale specifico ed è in grado, in estrema sintesi, di limitare e prevenire il più possibile i danni potenziali al patrimonio del cliente/committente derivanti da azioni illecite e iniziative dolose e/o aggressive o anche accidentali. Deve essere in grado di prevedere rischi e minacce ed immaginare gli scenari più disparati (risk management). Il security manager di un Istituto di Vigilanza si dovrà occupare principalmente delle strategie atte a salvaguardare la sicurezza fisica dell’infrastruttura (immobile) affidata alla vigilanza del suo istituto.
Recentissimamente l’UNI ha tracciato e ridefinito i requisiti (abilità e competenze) che dovrebbe avere il professionista della security. In quanti Istituti di Vigilanza Privata esiste realmente un security manager rispondente a queste caratteristiche (ISO 10459)? Oltretutto tale figura è obbligatoria in conformità al dettato normativo della 269/2010 (capacità tecnica e qualità dei servizi)…

Le esigenze nell’ambito della sicurezza sono le più disparate e si attuano attraverso l’impiego di personale appositamente addestrato. E qui entra in gioco la guardia privata di sicurezza sia essa armata (guardie particolari giurate) o meno (servizi fiduciari). L’interrogativo da porsi è – adesso – se gli operatori della sicurezza – in generale – siano o meno adeguati al loro ruolo e sufficientemente addestrati.
Anche qui esiste una norma ampiamente disattesa e trascurata. Gli Istituti di Vigilanza sono aziende private libere di reclutare il personale ognuna secondo propri parametri. E già qui se ne vedono delle belle. E poi? Sempre ai sensi del Decreto Ministeriale sopra citato l’aspirante guardia giurata – prima della sua immissione in servizi operativi – dovrebbe essere avviata ad un corso di formazione obbligatorio teorico – pratico della durata di almeno 48 ore (6 giorni) a cui segue una settimana di praticantato. Succede? Quasi mai.

Le conseguenze sono allarmanti. Abbiamo circa 50 mila soggetti armati privi – nella maggior parte dei casi – della necessaria preparazione perché la loro formazione si riduce – in realtà – a un paio di lezioni sull’uso delle armi e un’esercitazione all’anno al tiro a segno. Alle guardie giurate – inoltre– è anche consentito di portare le armi fuori servizio. Questa situazione ambigua ha determinato non pochi problemi, compreso l’insediarsi di un fenomeno preoccupante ed anomalo di omicidi-suicidi di cui si sono occupati – spesso – anche i mass media e persino un servizio realizzato da LE IENE .

Entriamo maggiormente nello specifico e ritorniamo alla strage che si è consumata presso il TRIBUNALE di MILANO. Abbiamo interpellato uno dei massimi esperti in fatto di tecniche operative destinate alle forze speciali per combattere il terrorismo, parliamo di Massimo MAZZOTTA, responsabile Ois Krav Maga Italia.
MAZZOTTA è anche un’ex guardia giurata, professione che ha svolto per un decennio. Lo abbiamo intervistato.


In molti si sono sbizzarriti ad affermare che se il varco da cui è passato l’omicida fosse stato provvisto di metal-detector o di guardie giurate armate in numero superiore la strage si sarebbe potuta evitare. Lei è d’accordo? NO, PER NIENTE! Perché? ESSERE ARMATI PUO’ ESSERE UN DETERRENTE CONTRO I MALEINTENZIONATI O I DELINQUENTELLI MA NON RISOLVE DEFINITIVAMENTE IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA PERCHE’ – SPESSO – GLI OPERATORI NON SONO CONVENIENTEMENTE ADDESTRATI PER PROTEGGERE LA LORO ARMA O ESTRARLA IN MODO CORRETTO. Difendere la propria arma? UN ESPERTO PUO’ PRESENTARSI IN UN LUOGO PRESIEDUTO DA OPERATORI ARMATI E VEDERE IN LORO UNA RISORSA, ANZICHE’ UN OSTACOLO. Si spieghi meglio per cortesia. PER ME O PER CHIUNQUE ALTRO ABBIA UN ADDESTRAMENTO SIMILE AL MIO E’ UN GIOCO DISARMARE UNA GUARDIA GIURATA O UN POLIZIOTTO. Dice davvero? SENZA OMBRA DI DUBBIO! Allora essere armati a cosa serve? A NIENTE SE L’OPERATORE NON E’ STATO SOTTOPOSTO AD UN ADDESTRAMENTO SPECIFICO (WEAPON RETENTION, ECC.) ED IO CHE SONO UN EX DIPENDENTE DI UN ISTITUTO DI VIGILANZA VI POSSO ASSICURARE CHE LA GUARDIA GIURATA NON E’ ASSOLUTAMENTE PREPARATA A UN’EVENIENZA DI QUESTO TIPO. Per assurdo – quindi – è più sicuro impiegare un operatore non armato per garantire la sicurezza in luoghi a rischio? MI RIPETO. SE LA GUARDIA ARMATA NON E’ SPECIFICATAMENTE ADDESTRATA COSTITUISCE PERICOLO PER SE STESSA E PER LA COLLETTIVITA’. SENZA UN ADEGUATO TRAINING LE ARMI DI CUI DISPONGONO G.P.G. E FF.OO SONO UN APPETIBILE E FACILE OBIETTIVO PER CHIUNQUE VOGLIA SOTTRARLE  – SE SI E’ CAPACI DI FARLO – E DISPORRE CONSEGUENTEMENTE DI UN’ARMA DA FUOCO.


Possiamo concludere affermando che le tante castronerie lette sui giornali in questi giorni non evidenziano la sola ed unica triste realtà. La security armata – sovente – è un palliativo di facciata a causa della totale assenza  di formazione  (o quasi) degli addetti ai lavori in quanto gli Istituti di Vigilanza – per ragioni di risparmio – mandano allo sbaraglio i loro dipendenti privi di abilità specifiche nel maneggio delle armi. Ai vertici di queste aziende ci sono security manager all’altezza del ruolo o soggetti improvvisati e imprenditori senza scrupoli?


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