I PERICOLI DI FACEBOOK

In Facebook si annida ogni genere di insidia. Dietro i profili falsi (fake) ci sono le trappole più subdole. Ragazze accattivanti utilizzano foto piccanti come esca per attirare gli uomini per poi finire in web cam a scambiarsi pose osé, l’ultimo atto è un ricatto per cui le fanciulle se non sborsi del denaro diffondono i filmati in rete. Abbiamo per par condicio i finti “principi azzurri” che corteggiano le malcapitate di turno per conquistare la loro fiducia. I malviventi si fingono affermati e affascinanti professionisti, caratteristiche perfette per fare innamorare le donne sole. E poi, con la scusa di una malattia improvvisa o di un inaspettato guaio finanziario, spillare loro soldi. La Guardia di Finanza di Torino ha smantellato una gang che utilizzava questa tecnica, dieci arresti per truffa. Nel vercellese un parroco viene arrestato per violenza sessuale aggravata su minori che adescava attraverso FB. La Suprema Corte di Cassazione – infatti – lancia l’allarme e stabilisce che vi è un abuso di questi mezzi per intrattenere rapporti promiscui con minorenni.

Il social network è il luogo dove si lanciano le sfide più assurde, soprattutto tra i giovanissimi. L’ultima moda è un “gioco” che sta spopolando in Francia denominato “Game of 72″. Gli sfidanti si impegnano a sparire senza lasciare traccia per un lasso di tempo che può arrivare fino a tre giorni, mandando nel panico parenti ed amici. Poi abbiamo “Nekomination” nel quale i giovani venivano istigati a bere fino al collasso.

Infine abbiamo la diffusione di bufale colossali in cui si cerca il sensazionalismo come la notizia per cui “Fabio e Mingo sono stati sospesi da Striscia dopo essere stati beccati con 18 kg di droga”, ovviamente falsa ma comunque un vero e proprio attentato alla reputazione dei soggetti presi di mira. Gente che pubblicizza prodotti dimagranti sfruttando la bacheca della BELEN sostenendo che li ha usati anche lei e da ciò dipende la sua splendida forma, ovviamente la bellissima showgirl smentisce… Sciacalli senza scrupoli inventano ogni stratagemma pur di crearsi qualche vantaggio personale.

Un capitolo a parte meritano le foto pubblicate in Facebook, un corollario di casi osceni e patetici. Il social – per esempio – non ammette foto di donne in topless ma accetta la divulgazione di foto che ritraggono i minori, realizzate da genitori che si dilettano in questa pratica (sharenting).

Sul modus operandi del noto social ci sarebbe molto da scrivere. Quasi certamente viola la privacy degli utenti e – se tale presunta attività si tradurrà in qualche mega- multa o altro nessuno lo può prevedere. Intanto la Commissione Europea esterna una dichiarazione eclatante: «Dovreste chiudere il vostro account Facebook, se ne avete uno», a prova dei pericoli che si annidano in Facebook..

Il nostro governo pare si stia ingegnando per trovare il modo di far pagare le tasse, sistematicamente eluse dai colossi dell’economia digitale (Facebook/Google) per gli affari realizzati in Italia e nel frattempo bufale, pericoli e truffe per tutti i gusti si diffondono a macchia d’olio. Come difendersi? Difficile rispondere.

Facebook è pieno zeppo di profili falsi/fasulli – pare uno su tre – che germinano con scopi diversi. I più viscidi e vigliacchi sono quelli che si adoperano per mettere alla berlina un altro soggetto (cyber-bullismo), ovvero promuovono campagne diffamatorie in danno a tizio, caio, sempronio. Chi crea un profilo falso su Facebook, utilizzando un nickname inesistente per occultare la propria identità allo scopo di danneggiare altri commette diversi reati tra cui “sostituzione di persona”. Questo comportamento scellerato ha già creato diverse vittime (suicidi), in particolare tra i giovani che non sono stati capaci di reggere lo scherno dei propri coetanei. L’orientamento della cassazione per i casi di diffamazione in Facebook è molto severo perché il reato viene commesso con l’aggravante del mezzo di pubblicità, anche se non è sempre così semplice individuare i responsabili che si celano dietro i profili falsi. Tra l’altro non è necessario indicare nome e cognome della persona a cui è rivolta un’allusione offensiva se si capisce chiaramente di chi si parla per far scattare il reato di diffamazione ed è anche sconsigliabile per i cibernauti condividere o mettere un “like” in tali post perché si rischia il “concorso in diffamazione”.
Quindi non conviene essere leggeri o superficiali.

A proposito di immagine di sé idealizzata, è interessante considerare il particolare stile con cui le persone narcisiste vivono Facebook. Per loro Facebook è una vetrina in cui farsi ammirare e mostrare quanto sono originali, in che posti magnifici vanno in vacanza, che libri intelligenti leggono.

Questo benessere così sbandierato è però solo una facciata e chi è narcisista è in realtà insicuro, dipendente dal parere degli altri, non molto convinto del suo valore, ha cioè una bassa autostima.

Su Facebook, i narcisisti modificano ogni giorno la loro pagina del profilo e mediante essa propongono, così come fanno nella vita reale, un quadro di se stessi dall’apparenza smagliante: più di quanto non facciano persone con un basso livello di narcisismo, cambiano spesso la foto, scegliendone sempre una in cui appaiono in piena forma o intenti in attività straordinarie, e aggiornano il loro status anche più volte al giorno, utilizzando toni eccessivi che vogliono suscitare una reazione negli altri.

Le persone narcisiste accettano inoltre anche le richieste d’amicizia che provengono da sconosciuti, così da avere una platea più ampia che li applauda, e apprezzano i commenti fatti sulla loro bacheca senza però essere molto attivi sui profili degli altri.

I narcisisti si comportano su Facebook come si comportano nella vita reale: tentano di risollevare la loro autostima e cercano rassicurazione rispetto ai loro meriti appoggiandosi alle altre persone e dando in cambio molto poco. Facebook è un palcoscenico che soddisfa il loro bisogno di riconoscimento da parte degli altri, e in questo può funzionare talmente bene da diventare per alcuni una vera dipendenza.

Ma che sia chiaro: non è Facebook a generare narcisismo o dipendenza. Il narcisismo, o qualsiasi altra declinazione della personalità, è pre-esistente e si rivela su Facebook come in qualsiasi altro contesto.


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

I profili falsi sono davvero una moltitudine ma se ci segnalate quelli più insidiosi e malevoli li svergogneremo pubblicamente. Alcuni possono sembrare innocui ma sono al servizio di diffamatori recidivi dediti al bullismo on line. Nella blacklist sono inseriti i soggetti già denunciati all’autorità giudiziaria.


BLACKLIST:

VALERIA FRIRIAN
MARCO ROVERI
(già MARCO TORRI),
DARIO COLUCCI
ANDREA BRIZZINI
JOSUE CAPALDI

PAGINA FACEBOOK
Redazione e Diritto di replica:

circo.faziosi@gmail.com

 

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