ASPIRANTI DETECTIVES

11418363_1446960818956147_503577072_nLa figura dell’investigatore privato continua ad affascinare i più, soprattutto i giovani che intendono intraprendere questa strada spesso in salita e tortuosa.
Un settore ostico, poco tutelato, alcune volte sottovalutato, che continua a far avvicinare a sé molti aspiranti detectives ma che, allo stesso tempo, contribuisce anche a farli allontanare dopo aver vissuto da vicino il mondo dell’investigazione.
Non tutti riescono a reggere le pressioni lavorative: star seduto in auto senza che nulla accada per ore, non poter rispondere a bisogni fisiologici quando se ne ha l’esigenza, difficoltà ad affrontare trasferte improvvise e – soprattutto – il non avere un contratto che possa stimolare il lavoro, in quanto spesso si lavora a chiamata.
Rispetto alla vecchia normativa, oggi si può diventare investigatore privato, titolare di licenza, solo se si è in possesso di determinati requisiti: laurea triennale attinente all’ambito ( giurisprudenza, scienze per l’investigazione ecc..) e aver svolto, con contratto regolare, almeno per tre anni, lavoro costante presso un’agenzia che ha la licenza da almeno cinque anni.
E’ proprio in merito a quest’ultimo punto che ci soffermeremo per effettuare alcune considerazioni. Ormai è risaputo che stiamo attraversando un periodo socio-economico devastante in cui imprese e giovani non sono tutelati, né ottengono protezione e quindi spesso ci si sente dire che non si ha la possibilità di assumere nuovo personale.
Quello dell’investigazione è un settore delicato in cui il titolare deve poter riporre nell’aspirante collaboratore una fiducia tale da poter lavorare serenamente; spesso però ci si imbatte nella diffidenza e soprattutto ci si riguarda da assumere un aspirante investigatore laureato perché potrebbe, in un futuro, diventare un potenziale concorrente sul mercato.
Questa è essenzialmente la paura insita in quest’ambito, anche se è una paura che poche volte viene manifestata esplicitamente. A questo punto i giovani, pur di iniziare, accettano di diventare collaboratore investigativo per incarichi elementari (C.I.I.E.), con il classico contratto ad intermittenza.
Dopo l’assunzione, generalmente, dovrebbe iniziare il periodo di formazione, fondamentale per formare a livello tecnico e anche normativo un collaboratore con requisiti e qualità idonei per svolgere questa professione. Sono rari i casi in cui il titolare o gli altri collaboratori si mettono d’impegno ad insegnare al “novellino” le tecniche e i trucchi del mestiere, sono rari i casi in cui un titolare si rende disponibile a mettere a nudo la figura dell’investigatore privato, che incentivi i giovani. I nuovi collaboratori – non di rado – devono imparare da soli e, di fronte ai dubbi, non possono porre domande per capirne di più, questo perché si tratta di un settore talmente delicato e in continuo cambiamento che il lavorare senza le giuste direttive e con i dubbi crea insicurezza e rischi. Il giovane investigatore privato si forma grazie all’esperienza, ma “affina” le proprie capacità grazie a chi lo aiuta in questo lungo cammino; pertanto – in questo percorso – la figura del titolare ed anche quella dei collaboratori professionali (i titolari della c.d. minilicenza) ha un ruolo fondamentale e non marginale come spesso accade.
Alcuni ragazzi si sono avvicinati a questa realtà ed hanno avuto il coraggio di dire “non fa per me”, altri invece ne sono usciti sempre più convinti che la loro strada è questa. E’ proprio a questi ultimi che si deve dare la possibilità di migliorarsi, ponendo in essi fiducia e incentivandoli.
Un altro fattore che è diventato importante per il settore, dato il periodo difficile che si sta attraversando, è che molti titolari richiedono ai proprio collaboratori di presentarsi ad avvocati e grandi aziende per far conoscere l’agenzia cercando di creare un rapporto tale da incentivare il possibile cliente a scegliere un’agenzia piuttosto che un’altra. Una buona propensione al dialogo, una buona dialettica, ma soprattutto la conoscenza approfondita dei servizi da proporre, possono essere fattori importanti in questo settore. Si parla del così detto marketing investigativo, ritenuto (purtroppo ancora da pochi titolari, almeno nel modo giusto) un nuovo modo efficace di operare e farsi conoscere, in poche parole il futuro delle agenzie investigative.
Spesso ci si sente dire che i giovani “ vogliono il posto di lavoro, ma non il lavoro” , che sono poco motivati; certo in parte è vero (anche molti titolari sono stati delusi da giovani “sognatori” ma inconcludenti), tuttavia credo che ciò scaturisca – come detto – soprattutto dal momento socio- economico che stiamo attraversando.
Comunque, a dispetto di ciò, ci sono tanti giovani ragazzi che sono disposti a mettersi in gioco e tentare il tutto per tutto pur di raggiungere dei livelli professionali importanti.
E’ molto difficile trovare qualcuno che ha voglia di investire il suo tempo con nuove persone alla prima esperienza, ma ciò che mi auguro è che prima o poi questo modo di pensare possa cambiare in modo da far largo ai giovani, che saranno il futuro di questo Paese, almeno si spera.

Dott.ssa Giovanna POPOLIZIO
Accademia Italiana Scienze delle Investigazioni Private, Criminalistiche e della Sicurezza



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