LA TRAGICA STORIA DI PATRIZIA GORINI

Finita sulla sedia a rotelle per colpa di un mitomane che oggi si spaccia per investigatore privato e in allora per appartenente ai reparti speciali di polizia…

Lorenzo – oggi quasi 50 enne –  toccò il fondo nel 1993. Il ragazzo lavorava come elettrauto presso la “Organizzazione Graziella” in strada Settimo 234 – (TORINO), eppure si spacciava quale appartenente alle Forze dell’Ordine. Il 3 settembre si sposò, dopo tre anni di fidanzamento, con Patrizia GORINI, 22 anni, commessa presso un supermercato PAM di corso Bramante (TORINO). Figlia di Giuseppe GORINI e Lidia MISETTI, torinesi. Lorenzo e Patrizia vivevano, all’epoca dei fatti, al secondo piano di una villetta in via Cappello 21 – TORRAZZA PIEMONTE (TO).

La giovane donna, dopo soli tre mesi di matrimonio, prima si taglia le vene con l’intenzione di suicidarsi e poi, non riuscendoci, scappa di casa. Scompare il 9 dicembre. Viene ritrovata dopo 10 giorni in pericolo di vita, semi-assiderata, con i piedi congelati, sotto un ponte in strada S. Brigida a MONCALIERI (TO). E’ ricoverata in un reparto di terapia intensiva a Chamonix (FRANCIA) presso l’ospedale “Santa Croce”. Il professor Bouvier e la sua equipe specializzata nei casi di congelamento, furono costretti ad amputarle i piedi e Patrizia  resterà su una sedia a rotelle a vita.

La causa scatenante fu proprio il marito Lorenzo, un uomo dalla doppia personalità, un individuo ignorante e ambiguo, un pericoloso mitomane. Per conseguire la licenza media dovette ricorrere alle 150 ore ma lui, ancora oggi, si spaccia per laureato e si fa chiamare dottore. Bontà sua. La giovane donna, infatti, era fuggita da lui per cancellare una relazione divenuta impossibile, originata da una montagna di debiti accumulati dal Lorenzo ed emersi subito dopo lo sfortunato matrimonio. Il mitomane nascondeva il suo passato di sguattero nelle trattorie dove lavorava con il padre e si spacciava, invece, per un poliziotto facoltoso della narcotici. Un bugiardo cronico. I carabinieri lo interrogarono rilevando molte incongruenze. Il capitano VITTORIOSO troverà nel suo alloggio una pistola/giocattolo calibro 8 con il “tappino” rosso di protezione alterato ed un tesserino con placca di plastica, simile a quelli in dotazione alle forze dell’ordine. Un vero kit da quattro soldi per ingannare gli ingenui.

Solamente dopo quattro mesi da questi orribili avvenimenti – e qui si evidenzia il profilo psicologico e malato del soggettoLorenzo, come niente fosse, costituisce una ditta individuale di cui sarà socio unico, con la pretesa assurda di organizzare e condurre corsi di insegnamento per la formazione professionale di investigatori e addetti alla sicurezza (?!). Non molla. Questa fissa di sentirsi uno “sbirro” sarà un’ossessione eterna.
Vi immaginate un ex elettrauto in cattedra?

Il progetto insensato – data l’incompetenza dell’ideatore – va a fondo. Falliranno sia la società che lui. E così arrivarono anche le grane con la giustizia. Condannato a 10 mesi di reclusione per truffa, in quanto in quei “corsi” prometteva la luna nel pozzo. Lorenzo si giocherà la condizionale per evitare il carcere. Dieci testimoni nel processo evidenziarono che egli si qualificava come un agente speciale della Polizia, ovvero un Tenente della narcotici e girava con una pistola nella cinta dei calzoni (supponiamo finta). Il lupo perde il pelo…

Il giovane mitomane non si arrende. È recidivo. S’inventa un’altra società con le stesse finalità di quella precedentemente fallita. Solo che verrà intestata furbescamente alla nuova compagna – Tiziana – una casalinga separata e insolvente. Anche lei abituata a fare debiti e a non pagarli (dal 1990 al 2000 una barca di protesti) e a millantare titoli inesistenti. In oggi si spaccia per laureata in legge ed è titolare, purtroppo, dell’agenzia investigativa in cui Lorenzo funge da “direttore“.
Una bella coppia, la Wanna Marchi e il Do Nascimento delle investigazioni private…

A metà degli anni ’90, il colpo di grazia per le fantasie morbose del poliziotto mancato. Lorenzo ebbe occasione di cominciare a lavorare per la POLIS INVESTIGAZIONI come operatore antitaccheggio. Per circa un anno svolgerà mansioni di blanda sorveglianza in un supermercato di LEINI’ (TO). Non si occuperà mai di investigazioni vere e proprie.
Un bel giorno decide di dimettersi e va via raccontando che si trasferisce a Bari… Non lascia trapelare nulla delle sue perfide intenzioni. Ha in mente una bella vertenza sindacale per cercare di spolverare al suo ex datore di lavoro 40 milioni di vecchie lire di cui – infine – riesce a mettersene in tasca dieci. Il dott. DE FEO (ex funzionario di P.S.) – titolare della POLIS – neppure se lo ricorderebbe questo “brillante” giovanotto, se non fosse per lo sgarbo ricevuto.

L’elettrauto e la casalinga, a questo punto, si eclissano e ricomparvero nel 1999, dopo tre anni di assenza misteriosa… I due intraprendenti coniugi “compranoattraverso un passamano illecito un’agenzia investigativa nel Nord-Ovest del Piemonte, non si sa con quali soldi e con quale coraggio e con quali requisiti…
I saggi sostengono che basta non pagare i debiti, unica arte dove il macchinoso duo si dimostrerà brillante. Il gioco è fatto. Il sogno di Lorenzo si avvera. Finalmente. Visto il suo passato torbido, la licenza è obbligata a intestarsela Tiziana, figlia di un parrucchiere, complice del compagno truffaldino. La casalinga e l’elettrauto – per sembrare più credibili – s’inventano di essere laureati, l’uno in psicologia, l’altra in giurisprudenza. Lui esagera e racconta in giro di essere un ex Ispettore di Polizia o un ex funzionario della DIA, tanto per cambiare. Ha persino dichiarato più volte di essere stato ai comandi di Filippo DISPENZA – in oggi QUESTORE a CAGLIARI – ma questo stimabilissimo funzionario, naturalmente, non lo conosce… Tutte invenzioni partorite dalla fantasia squilibrata e ossessionata del Lorenzo, un mitomane inguaribile. Menzogne assurde.
A farne le spese e a pagarne il prezzo la sfortunata Patrizia GORINI, plagiata da questo pericoloso e ambiguo personaggio, indotta al suicidio. Una vita rovinata a soli 22 anni per causa di uno psicopatico.

Sono passati oltre 10 anni da allora, eppure l’efferato Lorenzo non è cambiato, anzi. Le loro temibili agenzie producono danni alla gente comune quotidianamente. Si sono diffuse nel Piemonte grazie all’imponente pubblicità ingannevole che commissionavano ogni anno alle “Pagine Gialle” ed alle insolvenze e ai debiti, ed ora si sono insinuati anche in Lombardia.

Non si vuole certo negare la possibilità ad un ex panettiere, fattorino, muratore o casalinga di sorta di cambiare lavoro o di riscattarsi da errori di gioventù. Il problema è davvero un altro. Per intraprendere determinate professioni – come quella dell’investigatore privato, così come dell’avvocato o del medico – occorrono qualificazioni, cosa che Lorenzo/Tiziana non si sono sognati lontanamente di conseguire. L’unica loro concreta preoccupazione è quella di speculare spremendo gli sventurati che divengono loro clienti.

Se la concorrenza è leale aggiunge prestigio, invece il Lorenzo – come se non bastasse – scaglia sentenze velenose sui colleghi e sulle istituzioni che di sicuro non lo stimano. L’insulto gratuito di un ciarlatano che si rivolge – al momento impunemente – a detective che dopo anni d’umile e attento apprendistato si mettono al servizio dei cittadini per accertare la verità. Risolutezza che l’elettrauto e la casalinga escludiamo abbiano mai avuto.

Non è tollerabile che soggetti simili decidano all’improvviso di mettersi a fare una professione così delicata e complessa come fosse un gioco e basino tutta la loro opera sull’improvvisazione e la menzogna. È inammissibile. Eppure questi “signori” hanno una licenza/autorizzazione prefettizia, seppure ottenuta con modalità sospette.

Costoro inquinano il settore professionale, ridicolizzano la categoria e mettono a repentaglio la reputazione degli investigatori privati autentici.
Andrebbero fermati!


I MITOMANI RESTANO TALI E QUALI A VITA E PRODUCONO DANNI INCREDIBILI ALLA GENTE COMUNE. TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETA’ A PATRIZIA GORINI, DISABILE A VITA A CAUSA DI UN MITOMANE CHE “GIOCA”, ANCORA ADESSO, A FARE IL DETECTIVE SENZA AVERNE LE ATTITUDINI E I REQUISITI.


FONTI: ARCHIVIO STORICO DELLA STAMPA

ARTICOLO DEL 16/12/’93 – ARTICOLO DEL 19/12/’93 – ARTICOLO DEL 20/12/’93 – ARTICOLO DEL 21/12/’93 (PAG. 38) – ARTICOLO DEL 22/12/’93 (PAG. 35) – ARTICOLO DEL 03/01/’94 (PAG. 21) – ARTICOLO DEL 15/11/’94 – ARTICOLO DEL 08/04/’98 (PAG.33)

 

 

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