LA SECURITY E LE INVESTIGAZIONI SOFFOCANO NELL’IGNORANZA

Sconfiggere l’ignoranza è impossibile o forse basterebbe un po’ di formazione ben fatta, chissà. L’ignorante è colui che non ha sufficiente padronanza di una materia, ovvero un incompetente che a causa delle proprie lacune non potrà mai svolgere bene la propria attività.

Tra gli investigatori privati ci troviamo – sovente – al cospetto di soggetti che si rappresentano e pubblicizzano in maniera impropria e bizzarra, magari dichiarando che hanno maturato la loro esperienza “in anni di servizio negli apparati investigativi istituzionali” ed invece si scopre che si tratta di menzogne e alla fine detti impostori non hanno mai indossato una divisa, neppure quella dei boy-scout. Si chiama pubblicità ingannevole e l’antitrust, di mentitori come questi, ne ha castigati parecchi. Poi ci sono anche quelli che effettivamente provengono dalle FF.OO e sono lo stesso delle capre perchè non hanno mai avuto alcuna significativa esperienza nei reparti investigativi…
Anche qui – sia chiaro – non vale per tutti.

Tra i 3.000 investigatori privati italiani – purtroppo – si annidano diversi soggetti che hanno acquisito la licenza per grazia ricevuta secondo i criteri, spesso discrezionali e discutibili, del vecchio ordinamento e costoro si trincerano dietro la loro licenza-burla per millantare capacità inverosimili. Per fortuna il settore non è solo costituito da questi cialtroni ma mi chiedo – preoccupato – come faccia il consumatore a distinguerli. Questa autorizzazione prefettizia crea illusioni pericolose tra i suoi possessori che si immaginano, troppo spesso, provetti investigatori senza esserlo. Il potenziale cliente non ha molte possibilità di accorgersi, se non strada facendo, di essere al cospetto di un professionista inetto e così cresce la sfiducia nei riguardi degli investigatori privati e a causa di certuni la reputazione dell’intera categoria viene messa in discussione. Peccato perché tra loro, seppure in minoranza, ci sono professionisti meritevoli di grande stima. Ritengo che l’investigatore privato dovrebbe preoccuparsi più dei propri colleghi incapaci piuttosto che stare in ansia per gli abusivi, nella maggior parte dei casi poveri diavoli sfigati che non hanno alcun requisito. E questo perché la considerazione per questa categoria di professionisti diminuisce incessantemente a causa degli asini che vi fanno parte.

Un piccolo passo in avanti si è fatto attraverso la legge sulle associazioni professionali obbligate a rispettare il codice del consumo e a dotarsi di uno “sportello reclami” ma temo che sia ancora insufficiente per fornire una vera tutela al cittadino che voglia rivolgersi con fiducia e serenità al settore. Certo rischi analoghi si corrono anche quando ci si rivolge a un medico o a un avvocato perché se rimani fregato ti aspetta un cammino in salita. Lì però sei certo che dietro a quella figura c’è – comunque – un soggetto che ha dovuto affrontare un percorso accademico (università) e fare praticantato prima di potersi iscrivere in un albo ed esercitare la propria professione. Poi ci sono quelli più bravi o meno abili, naturalmente.

Le regole sono cambiate per i detectives italiani, come noto, dal 2010. Prima che ci sia un ricambio consistente di licenze, mettendo a riposo coloro che hanno ottenuto l’autorizzazione secondo i vecchi parametri sanciti dal TULPS, passerà una generazione (20/25 anni), se basta. E questi calcoli devono averli fatti molto bene coloro che hanno caldeggiato il D.M. 269/’10 cui ci ha obbligato l’Europa, mettendo mano anche nella formazione per alimentare i loro maldestri e modesti affari.

Così com’è concepita attualmente la licenza e tutto ciò che ne consegue è una pagliacciata anche perché non concede strumenti di lavoro utili agli addetti ai lavori costretti a commettere una fiumana di reati per poter fare qualsiasi indagine e castigati da obblighi incomprensibili, tanto vale eliminarla e liberalizzare la professione. Quelli che si oppongono a questa ipotesi sono coloro che temono la concorrenza qualificata e non potrebbero più celare le loro carenze dietro il possesso di un titolo conseguito senza meriti.

Nella security le cose non vanno molto meglio. Anche qui dietro gli Istituti di Vigilanza (I.V.P.) o le agenzie di sicurezza sussidiaria (servizi fiduciari, portierato e simili) ci sono personaggi imbarazzanti, lontani anni luce anche solo dall’assomigliare a veri security manager. Un microcosmo costituito da aziende che assumono personale alla disperata, guardie giurate e non, senza qualifiche particolari, che verranno mandati allo sbaraglio, salvo rare eccezioni.

Fanno a gara per gettarsi fango addosso. E certe micro-associazioni assecondano questo teatrino ipocrita, bontà loro.
Un esercito di pericolosi illusi. Non capiscono che solo alleandosi potrebbero – forse – salvarsi ed avere un impatto politico rilevante ed invece si impegnano in battaglie inconsistenti per conquistare qualche futile privilegio. L’ISTAT li definisce guardie private di sicurezza oppure personale non qualificato addetto ai servizi di custodia in relazione ai compiti svolti.

Nella maggior parte dei casi ci troviamo al cospetto di personaggi che non sono riusciti ad entrare nelle forze dell’ordine perché non possedevano i necessari requisiti ed hanno cercato – pertanto – un rimedio per scimmiottare in qualche modo i poliziotti/carabinieri che venerano e criticano nello stesso tempo. Il loro bisogno o desiderio di emulare le FF.OO li mette nell’eterna condizione di restare frustrati e depressi a vita. Molto spesso maturano una percezione della realtà distorta che rende i loro comportamenti ridicoli e al limite della legalità. Anche qui va detto e riconosciuto che esistono delle eccezioni, sia nel management che nelle maestranze, ossia ci sono anche professionisti seri ed equilibrati, seppure un numero ancora modesto.

La security e le investigazioni private faticano a guadagnarsi una reputazione professionale solida e credibile a causa di codesti personaggi che hanno – purtroppo – inficiato e ostacolato la crescita di questi settori. Se analizzi i loro percorsi formativi e professionali (curriculum) che difficilmente mettono a disposizione, ti vergogni per loro. Fare pulizia sarà pressappoco impossibile. Dobbiamo convivere con questi imbecilli boriosi.

La rabbia è tanta perché vorremmo affidare il futuro di codesti settori che hanno potenzialità enormi di sviluppo a professionisti qualificati ed invece ci tocca assistere ripetutamente alle esibizioni comiche di certi finti paladini tese a guadagnare un vantaggio per se stessi e gravemente dannosi per le categorie citate e tutta questa pantomima viene messa in scena solo per cercare di nascondere le proprie orrende manchevolezze, i propri difetti.

Questa mortificante condizione ha portato già gli istituti di vigilanza all’agonia ma – come sempre – tutti identificano la malattia ma nessuno è capace di trovarne le cause e i rimedi corretti. Anzi riguardo le cause ne abbiamo sentite di fregnacce, sempre le stesse, perchè colpevolizzare gli altri serve per evitare di fare emergere le proprie responsabilità, additare terzi di colpe inesistenti è la strada migliore per nascondere agli ingenui il marcio.

Come sapete quando non si individua o indovina la causa, la radice profonda del male, difficilmente si trova la medicina adatta.
Una morte annunciata.

Alessandro CASCIO
Procuratore Demetra Group