digressione SERVIZI FIDUCIARI E GUARDIE GIURATE: LEGITTIMITA’ E NORMAZIONE

ARTICOLO A CURA DELL’UFFICIO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE INVESTIGAZIONI E SICUREZZA (A.P.I.S.)

Il diritto moderno, come noto, si fonda sull’assunto che non può mai esservi un reato (e di conseguenza una pena), in assenza di una legge penale preesistente che proibisca quel comportamento e tale principio viene sintetizzato dalla locuzione latina “nullum crimen sine lege”, concetto espressamente insito nell’art. 25 della nostra Costituzione. In definitiva ed in buona sostanza è permesso tutto ciò che la legge non vieta.
Sembrerebbe che i servizi fiduciari, ossia tutta l’attività assimilabile al cosiddetto “portierato”, ovvero alla guardiania sia perfettamente lecito in quanto non vietato e neppure regolamentato da alcuna legge in particolare.
Ricordiamo che si considera un atto illecito un comportamento contrario ad una norma o ad un principio dell’ordinamento giuridico, vale a dire è giuridicamente illecita la condotta umana che lede gli interessi protetti dalla regola legale. Si tratta di analizzare una condotta, di fatto tenuta, per verificare se sussiste una violazione ricordandosi che la valutazione dell’illeceità è un giudizio complesso.

Giova sottolineare che la Legge n° 340/2000 ha liberalizzato l’attività del portierato un tempo soggetta ad autorizzazione di polizia (art. 62 T.U.L.P.S.) e ha dato spazio a società di servizi in grado di offrire servizi di custodia e/o guardiania passiva finalizzati alla tutela della proprietà in quanto è assodato che la presenza di un operatore della security, seppure non decretato e non armato, sia sufficiente a scoraggiare eventuali intrusioni.

Il servizio erogato dalle organizzazioni imprenditoriali o agenzie di sicurezza sussidiaria che operano nel settore sconfina – qualcuno sostiene – nelle attribuzioni tipiche della vigilanza privata e questo ha suscitato l’indignazione e la protesta di alcune piccole associazioni di categoria, al punto da attribuire ai servizi fiduciari la responsabilità dello stato patologico in cui versa la vigilanza privata, non volendo fare i conti – con ottusa cecità – della crisi che investe da anni ogni settore nel nostro Paese, non risparmiando nessuno.

Abbiamo letto diverse missive inviate al Ministero dell’Interno da codesti sodalizi in cui si espone il problema secondo convincimenti discutibili e lagnanze del tutto prive di fondamento e non possiamo che replicare.
Si tratta di opinioni bizzarre e fuorvianti che non fanno leva su analisi obiettive e attendibili, bensì su idee personali. Basti pensare al solo fatto ineluttabile che, se la committenza ha l’effettiva esigenza di appaltare un servizio in cui necessitano operatori armati, indipendentemente da quanto stabilisce la legge, non potrà che rivolgersi forzatamente ad un Istituto di Vigilanza e non certamente a personale dipendente da imprese esercenti servizi ausiliari, fiduciari e integrati (ex portierato), notoriamente disarmati. In questo specifico frangente è impossibile che un portiere possa prendere il posto di un metronotte e si soffoca – pertanto – con questa semplice ma efficace argomentazione ogni polemica sterile a riguardo.
Se fosse possibile invece sostituire una G.p.G. con un sorvegliante disarmato è perché il servizio non richiede necessariamente personale con la pistola e qui manca il coraggio di ammettere che le guardie equipaggiate di armi sono indispensabili oramai solo in circostanze rare e che gli I.V.P. hanno fatto la loro fortuna e – forse – il loro tempo, vendendo a caro prezzo servizi che potevano essere svolti obiettivamente da operatori disarmati applicando un tariffario più onesto e che oggi la clientela è ben consapevole di ciò e desidera investire le proprie risicate risorse economiche in modo più razionale. Questa ragione, unita al fatto che la vigilanza privata non ha saputo investire sulla formazione lasciando il proprio personale in uno stato di mortificante arretratezza professionale, ha decretato la inevitabile crisi di tutto il settore che adesso cerca un capro espiatorio per giustificare il proprio fallimento. In aggiunta si dica che gli stessi Istituti di Vigilanza, attivando imprese parallele, hanno proposto per primi sul mercato, stravolgendolo, gli operatori non armati, dando alla loro clientela l’opzione di scegliere tra le due figure e decretando in automatico l’inevitabile contrazione di richieste per i servizi armati, ovviamente più cari.

Non staremo qui a disquisire sui limiti operativi degli uni e degli altri, argomento dibattuto ampiamente ed invano nei vari forum e nei social e raramente dalla dottrina, perché tutto dipende – sicuramente – dalla finalità del servizio e dalle modalità operative attraverso cui viene espletato, in aggiunta la giustizia amministrativa sovverte e sposta – frequentemente – quei confini per cui ogni certezza di oggi rischia di essere pericolosamente superata domani. Si veda – per esempio – la norma relativa agli “obiettivi sensibili” (D.M. 269/’10) in qualche modo ridisegnata dalle successive sentenze del T.A.R.

Assistiamo stupiti alla fatica inutile che compiono certuni nel dibattere norme e circolari acquisite frettolosamente nel web con il metodo del “copia/incolla” per delegittimare i servizi fiduciari tacciandoli di abusivismo quando le sentenze di condanna rintracciabili in questa direzione sono alquanto rare a misura di un fenomeno praticamente inesistente e radicato – perciò – solo nella fantasia dei pettegoli e dei perditempo.
La realtà della cronaca ci restituisce – invece – una verità diversa e sconcertante. Facciamo riferimento – per esempio – agli incidenti o addirittura ai crimini commessi costantemente o quasi con le armi in dotazione alle guardie giurate che reclutate in modo sommario e prive, nella maggior parte dei casi, di un addestramento adeguato, possono disporne illogicamente h24 al pari di un poliziotto. Danni significativi che non può certo cagionare alla collettività un operatore della security disarmato e che hanno portato più volte l’attenzione dei mass media ad occuparsene (si veda, per esempio, il servizio delle IENE).

E ancora. Imperversavano tra gli addetti ai lavori teoremi bislacchi e critiche severe sul fatto che i servizi fiduciari utilizzino “uniformi” di foggia simile a quelle in dotazione alle FF.OO
Trattasi, semplicemente, di abbigliamento da lavoro non sottoposto ad alcuna approvazione preventiva da parte delle prefetture come – invece – accade per le divise indossate dalle G.p.G. e vige – più che mai – il principio spiegato all’inizio per cui nullum crimen sine lege!

L’esigenza di alcuni di normare il settore dei servizi fiduciari, liberalizzato nel 2000, appare in antitesi con la delegificazione di norme avvenuta attraverso la legge n. 340 ma potrebbe riordinare il comparto sicurezza mettendo al bando o limitando eventuali abusi, che sono – come sopra ricordato – quasi immaginari. Non deve essere una scusa – però – per creare i soliti monopoli! Ci si auspica – quindi – che il decisore politico non voglia portare detta attività sotto il controllo di una licenza prefettizia perché una decisione del genere troverebbe l’immediata opposizione nelle opportune sedi dei numerosi imprenditori esercenti detta attività, parliamo di almeno un migliaio di aziende sul territorio che occupa circa 80/100 mila addetti, settore in continua espansione.

Si potrebbe immaginare di esercitare un maggiore controllo convogliando – semmai – l’esercizio di questa tipologia di lavoro nella norma relativa alle “agenzie d’affari” ai sensi dell’ex art. 115 del T.U.L.P.S., magari sotto la competenza delle Questure, anche se apparirebbe un ritorno al passato quando fu abolito l’art. 62 ma in oggi detta attività assume effettivamente connotazioni ben diverse e distinte dai “portieri di condominio” al punto di guadagnarsi CCNL specifici che danno piena legittimazione ai servizi fiduciari, un nuovo settore merceologico grossolanamente rappresentato nelle CCIAA con il codice ATECO inerente ai “servizi integrati di gestione agli edifici”, altro aspetto che potrebbe essere meritevole di migliorie.

Rileviamo che la sicurezza (security), aggettivata dal nostro legislatore come complementare, integrata, sussidiaria, partecipata – mandando in confusione gli addetti ai lavori e la cittadinanza – meriterebbe nel suo complesso una riforma strutturale perché oggi prevale la figura della guardia privata di sicurezza non armata con diverse fattispecie di operatori: ex buttafuori, steward, portieri, ecc. a cui si sommano forme di volontariato e associazionismo nell’ambito della security che vanno, per citarne alcune, dalle guardie ambientali ai City Angels, passando per la Guardia Nazionale Italiana e l’Associazione Europea Operatori Polizia o l’European Bodyguard Association, iniziative lodevoli o deleterie e ambigue, decidete voi, che determinano una vera emergenza per il cittadino che si trova pericolosamente disorientato nel riconoscere ad ognuno di questi numerosi soggetti poteri e limiti, tra mille uniformi diverse.

La speranza – quindi – è che una eventuale norma metta le mani anche nelle attività a scopo di lucro mascherate da associazionismo compresa la formazione rivolta agli operatori della security dove si annidano una miriade di finti sodalizi che sfornano corsi all’impazzata dai costi esorbitanti e dall’utilità dubbia.
Ritornando alle guardie giurate notiamo perplessi che si è radicata in loro la pretesa assurda di venire, prima o poi, equiparati alle forze di polizia – già troppe e mal gestite – perché sostengono di esercitare un controllo capillare del territorio, dimenticandosi di essere al soldo di aziende private.
La risposta al bisogno di sicurezza del cittadino non può che arrivare dallo STATO e non deve certo passare da altre ipotesi paradossali, proprio in un periodo – oltretutto – in cui la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche ha avviato il riordino dei corpi di polizia con l’assorbimento, per esempio, della forestale nei carabinieri, tanto per cominciare.

Non vorremmo neppure che si faccia lo stesso grave errore del 2004 quando alle guardie zoofile ed ittiche venne attribuita la qualifica di pubblici ufficiali e agente di polizia giudiziaria che ha scatenato il proliferare di abusi e di vere e proprie “polizie parallele” in conflitto perenne con gli organi istituzionali.

Vediamo che molte guardie particolari giurate, in ragione di una mancata formazione, si spingono da tempo oltre quei compiti che sono limitati alla sorveglianza dei beni loro affidati e rischiano di esercitare sovrapposizioni imprudenti con le forze di polizia, plagiandone deliberatamente le uniformi – per esempio – sottoposte ad una verifica più formale che sostanziale, inducendo il cittadino in errore. Ci si interroga – infine – sulla reale necessità da parte delle G.p.G. di disporre di un’arma anche quando sono fuori servizio, giustificata dall’ipotetico quanto inverosimile “rischio di rappresaglia”, praticamente inesistente o quasi, situazione che ha cagionato più volte episodi, anche gravissimi, inaccettabili per la collettività. Ci riferiamo – per esempio – al fenomeno del femminicidio ossia alle vittime cadute per mezzo dell’arma a disposizione delle guardie giurate durante il tempo libero.

Preghiamo un tavolo di confronto con la Commissione Consultiva riguardo la nostra proposta inerente i servizi fiduciari ed altresì invochiamo un intervento affinché le situazioni rilevate dalla scrivente associazione possano innescare le dovute verifiche.

UFFICIO STAMPA
ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE INVESTIGAZIONI E SICUREZZA (A.P.I.S.)

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