INDOVINI E FATTUCCHIERE TRAVESTITI DA DETECTIVE

Caro Investigatore Privato,

avrei voluto esordire con “caro collega” ma alcuni di voi si sarebbero risentiti in quanto per “collega” si intende chi svolge la stessa attività lavorativa o professionale ed io – per le menti piccole – non ho più la licenza dal 2009 dunque, trascurando che potrei occuparmi di investigazioni anche solo nel ruolo di “collaboratore” o risultare nella compagine sociale di una agenzia investigativa, non mi ritengono un loro collega, senza sapere – tra l’altro – che non sono affatto orgoglioso di appartenere a detta categoria considerato che è infestata da un numero consistente di ciarlatani con licenza, come avrò modo di spiegare meglio più avanti.

Per inciso non sono più in possesso di quella licenza-burla per una mancata attivazione della sede legale a causa di un trasferimento all’estero, non certo per aver perso i requisiti soggettivi, come vorrebbe qualche maligno. E – tra l’altro – stiamo per tornarne in possesso attraverso una delle nostre società…

Iniziai detta attività nel lontano 1997 e prima di me, mio padre operò nel settore per circa 30 anni fino alla sua prematura scomparsa. In questi 20 anni di esercizio della professione ho conosciuto molti investigatori privati, anche per l’associazionismo di cui mi occupo dal 2010. In oggi mi pregio di rivestire – infatti – la carica di segretario nazionale dell’Associazione Professionale Investigazioni e Sicurezza (APIS) della quale sono anche uno dei soci fondatori.

Vi assicuro che alcuni – direi pochi – tra gli investigatori privati che ho conosciuto nel tempo sono professionisti molto preparati, seri, affidabili mentre la maggior parte, purtroppo, sono soggetti senza esperienza e ciò è drammaticamente palese e dimostrabile. Mi sono chiesto – spesso – come abbiano ottenuto la licenza e da quali esperienze provenissero costoro e ogni volta che sono riuscito a scoprirlo mi sono stupito. Solo nell’ultimo anno ne ho conosciuti un paio che meriterebbero la revoca immediata della licenza per comprovate incapacità tecniche dovute ad una imbarazzante ignoranza.

In buona sostanza in tanti, probabilmente troppi, sono in possesso di quella licenza senza aver mai fatto neppure un giorno di “praticantato” presso un’agenzia investigativa a differenza dello scrivente che ha operato continuativamente in quel ruolo per ben cinque anni, a parte essere – comunque – il figlio di un detective formidabile. E non ho fatto solo pedinamenti e appostamenti, bensì indagini, anche di una certa complessità. Questi sono fatti ineluttabili.

Mi duole vedere la reputazione degli investigatori privati italiani gravemente compromessa proprio a causa di questi soggetti che si sono ritrovati l’autorizzazione in tasca senza sacrificio alcuno ed esercitano la professione improvvisandosi quotidianamente senza aver ricevuto una formazione teorico-pratica di alcun tipo.  Acquisire “on the job” le competenze professionali necessarie affiancati da un investigatore esperto è fondamentale per imparare i rudimenti (e non solo) di una professione complessa e affascinante come quella dell’investigatore privato e per fortuna la mini-riforma del 2010 ha messo un po’ d’ordine in questo caos, anche se andava strutturata meglio.

C’è da dire che prima che avvenga un ricambio generazionale tra gli investigatori (circa 3.000) che hanno conseguito il titolo con il vecchio ordinamento e quelli che hanno i requisiti sanciti dal D.M. 269/’10 di acqua sotto i ponti ne dovrà passare tantissima, troppa. Nel frattempo i clienti potenziali potrebbero capitare nelle mani di indovini e fattucchiere travestiti da detective senza saperlo. E questo è un guaio serio pericolosamente sottovalutato, ancor più dell’abusivismo.

L’immagine che hanno costruito di sé gli investigatori privati in generale è – a mio sindacabile giudizio – fortemente compromessa da questi cialtroni con licenza sprezzanti e arroganti che mettono alla berlina i loro “colleghi”, ossia i detective realmente meritevoli di possedere quella licenza e questo danno è ben più imponente di quello cagionato dagli abusivi che sono diventati il “capro espiatorio” di tutti i mali di cui soffre l’industria investigativa italiana.

Questo argomento è sapientemente strumentalizzato proprio da quei cialtroni che non avendo nessuna competenza specifica pur possedendo un’autorizzazione prefettizia asseriscono che gli abusivi sono la causa del loro fallimento, convincimento bizzarro e fasullo.

Io continuo a pensare che se un’azienda vuole affidare un’indagine a un professionista per una frode assicurativa – per esempio – andrà alla ricerca di uno specialista e che una figura del genere difficilmente sia reperibile tra gli abusivi e se ipoteticamente lo fosse significa che il professionista è stato surclassato da un soggetto che – nonostante non abbia una licenza prefettizia – è competitivo ed il mercato chiede proprio questo. Consiglio alle agenzie investigative in panne di assumere i propri concorrenti sleali (abusivi), anziché dargli la caccia se si dimostrassero – appunto – più concorrenziali e questo farebbe di loro imprenditori accorti, non più imprenditori frustrati.

La fortuna e la disgrazia della maggior parte degli investigatori privati italiani è che si debbono occupare prevalentemente di “corna”, ossia di infedeltà. Un settore in cui non occorre un altissimo livello di specializzazione che ha ricevuto – tra l’altro – un aiuto tecnologico non indifferente che risiede nella possibilità di utilizzare i GPS per approntare i pedinamenti.
La peculiarità di questo tipo di clientela consiste nel fatto che si rivolgerà all’investigatore privato una sola volta nella propria vita, tuttalpiù consiglierà ad amici e parenti la stessa soluzione, nel caso sia rimasto soddisfatto. Questo è lo scenario migliore in cui si calano i cialtroni con licenza perché quel committente è un “cliente di passaggio” e lo tratteranno come fanno i  peggiori ristoranti delle più note località turistiche: lo spennano offrendo un servizio di qualità discutibile o pessima, talvolta trasformandosi persino in abili lestofanti, tanto il malcapitato non torna più poiché di passaggio…
Questo “modus operandi” è più diffuso di quel che si pensa, purtroppo.

Molto diverso è dare soddisfazione a un cliente che ha necessità di assegnarti una molteplicità di incarichi come una compagnia assicurativa nel caso delle frodi o la grande distribuzione nel caso delle indagini commerciali (antitaccheggio). Lì lo scenario è del tutto diverso. Non sei più al cospetto di un cliente privato ma di un’azienda che – molto spesso – ancor prima di assegnarti un incarico vuole le tue referenze. Ecco che l’abusivo o il ciarlatano con licenza sono automaticamente fuori giuoco.
Del resto così come non è certamente la laurea a fare la cultura di un individuo, altresì non è la licenza a fare l’investigatore. E questo molti pseudo-detective fanno fatica a capirlo come non hanno ancora compreso che prima di calarsi nei panni di un provetto investigatore dovrebbero vestire quelli dell’imprenditore.

Tra l’altro mi chiedo chi sia peggio tra i due poiché – forse – è proprio il ciarlatano con licenza a ledere più di ogni altro il prestigio dell’intera categoria con conseguenze devastanti in quanto getta discredito sui propri “colleghi” e la conseguenza ovvia è una perdita patrimoniale a danno di tutto il settore che si traduce in mancate opportunità di guadagno causate dalla bassa stima maturata dalla committenza ed in generale dalla collettività. Non parliamo – poi – delle istituzioni con le quali si è avuto – fino adesso – un rapporto perlopiù conflittuale provocato dai comportamenti sconsiderati di questi pasticcioni incompetenti che inficiano il settore da sempre.

Secondo me quel pezzo di carta che io definisco “licenza-burlaperché implica solo obblighi senza concedere mezzi andrebbe abolita e la professione dell’investigatore privato liberalizzata come in certi Paesi europei, così saremmo tutti sullo stesso piano e dovremmo avere l’unica preoccupazione di dimostrare alla committenza il nostro valore professionale, anziché perdere tempo con ambizioni ridicole come possedere un “tesserino” con il quale aumenterebbe solo l’illusione di sentirsi un investigatore privato senza esserlo, visto che l’assenza totale di strumenti rende quasi impraticabile detta professione se non commettendo reati di ogni tipo.

Una possibile svolta per distinguere in futuro i ciarlatani con licenza dai professionisti potrebbero essere le certificazioni UNI/ACCREDIA, l’ente di normazione che ha avviato uno studio sull’argomento all’inizio del 2015 e potrebbe erogare una normativa che sancisca i requisiti occorrenti per qualificarsi come investigatore privato, cavalcando la norma n. 4/2013 sulle professioni non regolamentate, anche se si sono messi di traverso i soliti “celebrolesi” che argomentano a sfavore, sostenendo che l’investigatore privato non sia coinvolto dalla norma inerente le professioni non organizzate in ordini o collegi.

Ciò detto ci sono mille modi legali per esercitare le investigazioni senza avere necessariamente quella licenza-burla. Puoi farlo attraverso un’agenzia d’affari, le consulenze, il ruolo di CTU/CTP, come criminologo, ecc.
Certo ognuno di questi soggetti ha un ruolo distinto e diverso dall’investigatore privato ma pur sempre di indagini si occupano direttamente o indirettamente, quindi finiamola con l’arroganza e il bigottismo con cui si tratta solitamente l’argomento.

Adesso concludo “caro investigatore privato” e ti prego, prima di indignarti se io mi qualifico come un tuo “collega”, chiediti da quali esperienze arrivi TU e come hai ottenuto la licenza…
Giusto appunto per capirci.

Alessandro CASCIO
Fondatore Demetra Group

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