SETTE SATANICHE

A febbraio ’16 comparve nel web la notizia (ottenne 38 mila condivisioni) che stavano per inaugurare a TORINO, ritenuta una “città magica”, la prima chiesa legale per l’adorazione del demonio. Naturalmente si trattò di una colossale bufala.

Il capoluogo piemontese – del resto – ben si presta a questo genere di leggende urbane. Tutto iniziò alla fine degli anni ’70 allorquando un gruppo di buontemponi riuscì a far pubblicare su “Stampa Sera” un articolo che accreditava Torino quale città con una presenza cospicua di satanisti. Tutto falso ma poiché anche occultisti e maghi ci misero del loro alla città sabauda restò questa etichetta.

Non si esclude – per questo – che ci furono e – forse – ci sono ancora torinesi che cercano una sorta di iniziazione satanica fra il serio e il faceto ma la “Chiesa di Satana” non ha mai svolto forme di proselitismo organizzate, ciononostante reclutano ogni tanto qualche adepto per coinvolgerlo in cerimonie e rituali fantasiosi.

Assodato che a Torino non esisteranno più adoratori di Lucifero che in qualsiasi altra grande metropoli, così come ci sono pedofili o rapinatori, va anche specificato che il vero satanismo non è sacrifici umani o di animali, è semplicemente ritualistica. Gli esperti ci tengono anche a specificare che le pratiche fetish o sadomaso non hanno nulla a che vedere col satanismo.

Però in giro ci sono anche molti borghesi annoiati che usano le messe nere come copertura mistica per organizzare serate di eccessi ludici o giovanissimi che si dedicano al “satanismo acido” in cui le sostanze stupefacenti e la depravazione la fanno da padrone o i “Figli di Satana” che si divertono (per così dire) a profanare i cimiteri, e questi sono solo alcuni esempi, per spiegare come i culti esoterici possono avere molteplici sfaccettature.

Ed è proprio a causa di questi “eccessi” che il satanismo può intersecarsi con vicende giudiziarie vere o inconsistenti come nel caso dei “Bambini di Satana” con sede a Bologna, dove un’ex guardia giurata, tale Marco Dimitri, alla fine degli anni ’90, divenne noto perché fu arrestato e poi assolto dalle accuse di stupro, pedofilia e associazione a delinquere tra ricostruzioni giornalistiche inverosimili ed errori giudiziari.

Al contrario di Dimitri – invece – la cronaca ci consegna una pletora di assassini satanisti, anche seriali, come nel caso delle “Bestie di Satana” che agivano nel varesotto. In carcere finirono 8 persone con condanne pesantissime, responsabili di tre omicidi e un suicidio indotto, reati commessi tra il ’98 e il 2004, vicenda che suscitò un enorme scalpore ed aprì un dibattito sulle devianze giovanili.

Il collegamento, per esempio, tra fenomeni tipicamente giovanili come la cultura hippie o l’heavy metal e il satanismo resta evidente.

Soddisfare i propri istinti a qualunque costo diventa prerogativa assoluta per un cultore del satanismo ed è qui – probabilmente – che si trova terreno fertile tra i giovani, facendo leva sulla loro naturale predisposizione all’ozio/noia e alla ribellione.
Niente più freni dettati dalla morale e dal buon costume, massiccio uso di droghe e di alcol, orge e quanto altro; un cocktail fatale e trainante che sfocia nel cosiddetto “satanismo acido”.

In un liceo del cuneese, scrivono i giornali, aleggia il mistero di 5 suicidi sospetti, avvenuti tra il 2004 e il 2011, e due anni dopo viene arrestato un professore con l’accusa di aver fatto sesso con due sue allieve; non si esclude la pista del satanismo.

Il programma ‘Le Iene’ del 3 febbraio 2010 mandò in onda un servizio in cui una ragazza (Irene) racconta di cerimonie immonde e di riunioni sataniche cui partecipò quando aveva la tenera età di 5 anni e qui si apre il capitolo più buio: il rapporto tra pedofilia e satanismo. La stessa trasmissione tornò ad occuparsene nella puntata del 6 marzo 2014.

Il Ministero dell’Interno ha individuato circa 600 gruppi in Italia dediti a questo genere di pratiche sataniche anche se è difficile dare numeri precisi sulla diffusione di tale fenomeno che – comunque – non può essere trascurato.

Poiché molti adepti sono giovanissimi, spesso minorenni, il consiglio è di ricorrere, in caso di sospetto, ai controlli di cui si può occupare un investigatore privato.

I genitori hanno il potere-dovere di vigilare i figli per verificare se hanno cattive frequentazioni, naturalmente senza farsi sopraffare da una morbosa e possessiva curiosità, perché anche il minore è titolare di un diritto alla privacy, in base al quale non può essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata. Non si possono – per esempio – spiare, registrare, interrompere, impedire, le conversazioni telefoniche dei figli minori, anche se può apparire illogico.
Se si hanno motivi seri e non semplice apprensione per giustificare un controllo, nell’interesse del minore, si può richiedere l’intervento di un detective, senza mai oltrepassare i limiti stabiliti dalla legge.


Alessandro Cascio
Fondatore Demetra Group
Presidente Associazione Professionale Investigazioni e Sicurezza (A.P.I.S.)