IL NONNISMO CHE UCCIDE

CORPI SPECIALI: LUCI E OMBRE

Le forze speciali italiane sono unità di assalto utilizzate per portare a termine operazioni ad alto rischio. Sono coordinate e gestite dal CO.F.S., istituito alla fine del 2005, e sono poste al comando diretto del Capo di Stato Maggiore della Difesa, carica assunta, in oggi, dal Gen. Claudio Graziano, che risponde direttamente al Ministro della difesa.
Fanno parte di esse un reparto per ogni singola forza armata e precisamente:

  1. ESERCITO, 9° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”.

Il Reggimento, comunemente chiamato il Nono, è di stanza a LIVORNO e si addestra nel Parco Regionale di San Rossore.

  1. MARINA, G.O.I. – Gruppo Operativo Incursori del COMSUBIN;

Incursori (G.O.I) e Subacquei (G.O.S.) hanno il loro quartier generale a VARIGNANO (LA SPEZIA), l’addestramento si conclude con la consegna del “basco verde”

  1. AERONAUTICA, 17° Stormo incursori;

Il corso di formazione, organizzato dal RAFOS, si svolge a FURBARA (ROMA).

  1. CARABINIERI, G.I.S. – Gruppo Intervento Speciale.

La sede del GIS, nati nel 1978, è a LIVORNO e gli operatori provengono, in prevalenza, dal TUSCANIA (paracadutisti).

Ci sono – poi – corpi speciali che anche se non sono inglobati nelle “forze speciali italiane” hanno un profilo similare, tra cui:

  1. POLIZIA, N.O.C.S. – Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza

Hanno sede a ROMA. Per la prima volta nella storia dei reparti d’élite, nella cabina di comando, c’è anche una donna. Un ambiente, fino ad oggi, riservato agli uomini che prevede una selezione un addestramento durissimi e per tale ragione sembrava escludere a priori il cosiddetto “sesso debole”.
A far parte dei NOCS, invece, troviamo un funzionario donna, poliziotta da quasi 30 anni, vice comandante dell’ufficio e direttrice della sezione istruttori e materiali, cuore pulsante dell’attività. Come comandante in seconda, nei casi in cui il suo superiore fosse assente, è lei che deve pianificare le missioni e dare gli ordini, una responsabilità non da poco. La diffidenza dei colleghi maschi, inutile negarlo, è palese ma si cerca di arginarla conquistando la loro stima sul campo con impegno, dedizione ed equilibrio, dice questa poliziotta speciale.

Un altro aspetto, tutt’altro che glorioso, riguarda – invece – l’ambiente delle teste di cuoio (e non solo) per quanto riguarda pratiche che possiamo qualificare come rituali di iniziazione, per esempio il morso su una chiappa, una sorte di battesimo per dimostrare la propria sopportazione al dolore.

Si parla di violenze fisiche e psicologiche, un mondo oscuro fatto di pestaggi, sevizie e minacce quotidiane e se non dimostri di essere all’altezza di certe aspettative vieni umiliato, mobbizzato, emarginato. Su alcune vicende ha indagato diverse volte anche la Procura perché apparve credibile che in determinate caserme (Spinaceto in primis) la situazione fosse sfuggita di mano ma di quei fascicoli e inchieste non si sa nulla, tutto insabbiato?

Non proprio ma emerge solo la punta dell’iceberg. Fu rinviato a giudizio per minacce e lesioni e allontanato dal corpo l’assistente capo Fernando Olivieri, leader di un “sottocomando” che avrebbe seminato panico nel reparto per anni. Una bufera iniziata alla fine del 2011, grazie a un servizio di “Repubblica”.

L’epilogo più clamoroso di questo clima di terrore, un misto tra sadismo e nonnismo, si ebbe con il suicidio di Paolo De Carli, istruttore di judo…
Non è un caso se nel 2008 tre quarti degli agenti appartenenti al NOCS chiesero il trasferimento. Si riaprono – così – anche molti interrogativi sulla morte dell’agente Samuele Donatoni, avvenuta durante un blitz (17 ottobre del 1997) per liberare l’imprenditore Giuseppe Soffiantini dai suoi sequestratori. Donatoni morì dissanguato a causa di un proiettile sparato a bruciapelo e da dietro. Fuoco “amico”? Una sconsiderata attività di inquinamento probatorio non permetterà di fare luce per molto tempo e per giungere alle conclusioni si è dovuto aspettare l’inizio di quest’anno ma – alla fine – si è capito che il collega Stefano Miscali lo avrebbe ucciso sparando un colpo, per sbaglio, con la Beretta d’ordinanza. L’omicidio colposo però, è un reato per il quale il P.M. non procederà contro Miscali, il reato è prescritto. Già.

Gli episodi di nonnismo con epiloghi anche tragici, purtroppo, non riguardano solo il NOCS. La morte di tanti militari apre interrogativi inquietanti sui suicidi provocati dalle troppe vessazioni nell’indifferenza dei vertici e/o gli omicidi per impedire di denunciare quanto subiscono le vittime.

Andiamo da Emanuele Scieri, Brigata paracadutisti “Folgore”, caduto misteriosamente dalla Torre d’ardimento della SMIPAR, nell’agosto 1999, fino a episodi più recenti come quelli che hanno visto condannare a sei anni di carcere un caporale istruttore del 7º Reggimento Alpini (caserma Salsa di Belluno) per violenza sessuale e privata, nonché maltrattamenti. Si indaga anche su 8 persone per concorso colposo in delitto doloso, in merito al decesso di Antonino «Tony» Drago, il caporale siracusano di 25 anni trovato morto nel cortile della caserma Sabatini di Roma due anni fa…

Anche se nelle caserme italiane diminuiscono i casi di nonnismo per dare spazio a un aumento delle molestie sessuali (soprattutto stalking), bisogna tenere il livello di guardia alto.

Insomma anche nei reparti d’eccellenza e non solo ci sono le “mele marcie” e non si tratta di casi isolati, per tale ragione è un bene che siano poste in essere tutte le attività necessarie a fini preventivi.

 

di Alessandro Cascio
Presidente Associazione Professionale Investigazioni e Sicurezza (APIS).

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